Un po’ come Alice nel mondo delle meraviglie. Paola Vezzaro a Bangkok

 

Bangkok che, nella sua accezione completa, vuol dire la città degli angeli e della gioia eterna. È lì che Paola Vezzaro, classe 1968, abbiatense doc, ha accettato di trasferirsi quando nel giugno del 2014, la multinazionale Engie, per la quale lavora, le ha proposto un nuovo incarico.

«Sono un po’ come Alice nel Paese delle Meraviglie… sono curiosa e affascinata dalle novità; vorrei provare a vivere in ogni paese del mondo, e quindi ho accettato con entusiasmo. Non conoscevo nulla della Thailandia; pensavo di finire in un Paese del terzo mondo e, invece, ho scoperto un Paese con uno sviluppo industriale avanzato, anche se le condizioni culturali e di vita rimangono molto diverse dalle nostre».

Poi racconta che chi si trasferisce per conto di una multinazionale gode di condizioni di favore e il livello di vita offerto è molto alto: «Abbiamo anche una governante birmana in casa, che ci aiuta nelle incombenze domestiche; fortunatamente mio marito è riuscito ad insegnarle le regole della cucina italiana!».

Accanto alle classi privilegiate e al ceto medio convivono però, purtroppo, larghi strati di popolazione che vivono sotto la soglia di povertà.

Bangkok è una delle città più grandi del mondo, si estende per 1569 chilometri quadrati, é anche una delle più dinamiche, sotto il profilo economico, del sud-est asiatico. Ma è anche la città più trafficata al mondo e Paola racconta: «Quando siamo arrivati a Bangkok pensavamo di non riuscire a respirare, tra l’inquinamento e il clima caldo umido, a cui noi occidentali facciamo davvero fatica ad abituarci! Si sta bene solo all’interno degli edifici, con l’aria condizionata». Le temperature massime superano quasi sempre i 31°C ma, causa dell’elevato tasso di umidità, il valore percepito si aggira sui 50°: «La popolazione indigena sopporta bene il caldo aiutandosi anche con l’alimentazione, speziata e piccante, alla quale noi però non ci siamo abituati più di tanto».

E aggiunge: «Non usciamo quasi mai a piedi, sia per il clima che per il traffico e per l’ingombro dei marciapiedi su cui si affollano mercanti di ogni tipo». Paola conferma che la sicurezza personale non è un problema, nonostante le baraccopoli, mentre lo è l’eccessivo accumulo di spazzatura (si parla di 7.000 tonnellate al giorno, ndr.) che causa un forte deterioramento ambientale: «Non è inusuale incontrare topi che corrono sui marciapiedi e si avverte la mancanza di ordine e pulizia, di spazi verdi».

Bangkok è il più grande centro economico della Thailandia, famoso anche per il settore della gioielleria: «Mio marito, che lavorava nel campo delle pietre preziose, ha potuto continuare a Bangkok la sua attività, anche grazie all’aiuto dell’Ambasciata italiana. E questa è stata una grande fortuna, sarebbe stato altrimenti difficile trasferirsi tutti insieme, mentre per noi l’unità famigliare è importantissima».

E la lingua inglese?: «Per mio marito non è stato facile padroneggiarla, partiva da una conoscenza superficiale e ha avuto qualche difficoltà; per me è stato più semplice visto che lavoro per una multinazionale e ho viaggiato molto all’estero».

Paola Vezzaro ha due lauree: una in Economia Aziendale conseguita alla Bocconi e l’altra in Scienze Politiche alla Statale e dice: «Provo sempre piacere nell’imparare o migliorare le mie conoscenze. Il thailandese però non lo studierò, è una lingua tonale, troppo difficile».

In casa parlano solo in italiano: «Ci sembra giusto utilizzare e sostenere entrambe le lingue, ma non vogliamo perdere le nostre tradizioni; frequentiamo l’associazione Dante Alighieri e l’Ambasciata, due luoghi dove si respira la cultura italiana; c’è anche un maestro di lingua, del quale usufruisce anche nostro figlio Samuele, che essendo molto giovane potrebbe rischiare di perdere confidenza con la lingua natale».

Samuele, a Bangkok, frequenta una scuola internazionale bilingue. E’ un ragazzino estroverso, ci racconta la mamma, e non ha avuto difficoltà a trovare amici, ad ambientarsi. Aveva già studiato un po’ di inglese e ha imparato in fretta ciò che gli serve per esprimersi, anche perchè è ben supportato dalla scuola. «Tra l’altro nell’istituto internazionale studiano musica e praticano molto sport, dice ancora Paola. Un altro grande bacino di incontro è la chiesa cattolica; abbiamo incontrato suore italiane squisite e la messa è celebrata in italiano».

La religione ufficiale in Thailandia è il Buddhismo, professato da circa il 95% della popolazione, e esercita una forte influenza nella vita quotidiana del popolo thai. C’è però una grande tolleranza religiosa e ciò permette la pacifica convivenza di altre fedi come l’islamismo, il cristianesimo e l’induismo, quindi Paola e la sua famiglia possono frequentare in tranquillità la chiesta cattolica.

La cultura nella quale vivono immersi risente della filosofia buddista: «La gente è abituata ad accontentarsi di ciò che ha; l’ambizione, anche in campo lavorativo, è vista come negativa e così uomini e donne non accettano di ricoprire cariche importanti. I laureati, soprattutto quelli che hanno frequentato università internazionali, negli USA o nel Regno Unito, hanno una mentalità più aperta ma comunque diversa da quella europea. La Thailandia è il paese del “noi”, non è quasi mai il singolo a emergere. Le relazioni informali sono importantissime e nulla viene dato per scontato».

Negli strati meno istruiti la popolazione pratica ancora la magia, Paola dice di non aver voluto avvicinarsi a questa forma di cultura popolare anche se la rispetta. I monaci sono figure molto importanti: «Ho assistito alle benedizioni che i monaci impartiscono alle case per liberarle dai fantasmi».

E ancora: «L’esperienza di vita che stiamo facendo in Thailandia è sicuramente positiva ma sentiamo la mancanza dell’Italia, ce ne manca la bellezza. E ci manca buon il gusto italiano, anche nelle cose più banali come l’abbigliamento o i tagli dal parrucchiere… per noi il gusto è naturale, innato, imprescindibile, per loro è diverso; quando abbiamo nostalgia di “italianità”… almeno possiamo però cenare negli ottimi ristoranti italiani di Bangkok».

Divertente l’accenno all’abbigliamento: poichè il popolo thailandese è di statura inferiore a quella occidentale, Paola e la sua famiglia devono cercare negozi particolari che tengano abiti “fuori taglia”.

«Il cambiamento di vita all’inizio è faticoso, bisogna ricominciare da capo su tante cose; un esempio? bisogna rifare anche la patente».

L’adattabilità è la dote indispensabile che possiedono tutti e tre, supportata, dice Paola, dal sapere che la loro permanenza all’estero ha comunque una data di scadenza. La multinazionale Engie trasferisce i dipendenti per un massimo di 5 anni, il tempo necessario per costruire competenze a livello locale, poi si cambia destinazione o si torna a casa. A Paola piacerebbe provare la vita in Africa.

A Bangkok hanno stretto amicizie solide, sia con italiani che con stranieri: «Siamo molto in confidenza con una famiglia giapponese e con una mista etiope/americana. Ma non possiamo e non vogliamo perdere i contatti con gli amici di sempre, con la famiglia d’origine. I social network ci aiutano molto. E poi possiamo tornare a casa per Natale e per le vacanze estive».

Paola Vezzaro era già apparsa sulle pagine di questo giornale per le sue imprese sportive: aveva iniziato a nuotare a 4 anni, a 5 già gareggiava, vincendo poi gli italiani di nuoto pinnato e arrivando terza agli europei. Disciplina e capacità di competere con se stessa fanno parte del suo DNA.

Il 24 febbraio è il suo compleanno. Auguri Paola!

Paola Mazzullo

www.paolamazzullo.it

Articolo pubblicato su Ordine e Libertà il 3 marzo 2017, pag. 21