I passi leggeri di Vittorio Rifranti

«Vorrei dire messa per ognuno di voi; vorrei sapere più cose di voi, esservi più vicino, poter aiutare ciascuno entrando nell’intimità dei bisogni personali» sono queste le parole che il parroco Fabrizio rivolge ai fedeli, in una piccola chiesa di campagna, scendendo i gradini del presbiterio per avvicinarsi, anche fisicamente, ai suoi parrocchiani. Pronuncia queste parole interrogandosi sul significato del proprio ruolo, vivendo l’inquietudine di “non essere abbastanza”, di ripetere un rito che si va svuotando di senso.

Tormentato dai dubbi, trova nell’insonnia la spinta per riempire la notte con altri gesti; nel buio si allontana spesso per raggiungere la città e incontrare altri “parrocchiani”, quelli che popolano le tenebre, e aiutarli con ciò di cui hanno più bisogno… dar da bere a chi ha sete, da mangiare a chi è affamato, vestire chi è ignudo. Così si sente più compiutamente sacerdote.

Il parroco è l’attore Fabrizio Rizzolo, protagonista de “I passi leggeri”, il film che Vittorio Rifranti, regista milanese, sta girando in questi giorni e che sarà proiettato nelle sale cinematografiche nel prossimo autunno.

Gli esterni sono ambientati a Milano e lungo le sponde del Naviglio tra Robecco e Cassinetta; per gli interni ha scelto la canonica di don Emilio Maltagliati (ora parroco di Cassinetta ma conosciuto a Milano nella chiesa frequentata da adolescente) e la parrocchia S. Andrea a Casterno.

I parrocchiani riuniti per la partecipazione alla messa sono uomini e donne casternesi che si sono prestati come comparse, lunedì 13 marzo, dopo un appello lanciato sui social dal regista. «Abbiamo ottenuto il permesso di Don Giuseppe per le riprese in chiesa. Si sono proposte una trentina di persone, di entrambi i sessi e di tutte le età. Dovevano assistere a una funzione religiosa tranquilla, di un giorno qualsiasi» ha raccontato Vittorio Rifranti. «Sono stati perfetti per abbigliamento e atteggiamenti. Ci hanno anzi aiutato nel verificare che le azioni e le situazioni legate alla celebrazione religiosa fossero realistiche; in particolare ci siamo confrontati con alcune signore, molte coinvolte e pazienti, che ci hanno aiutato a definire la gestualità del sacerdote». E Fabrizio Rizzolo è risultato molto convincente.

«Il sacerdote mi interessa in quanto uomo nel suo ruolo, con le sue debolezze, i suoi dubbi, la sua ricerca di senso; questioni universali che tutti noi affrontiamo. Non volevo parlare di tentazioni o ricalcare il cliché del sacerdote che si innamora o che perde la fede. Nel mio film questo ministro di Dio ha una fede forte, assoluta… cerca solo la strada a lui più congeniale per esprimerla».

A Rifranti piace studiare l’essere umano partendo dalla posizione che occupa nel mondo in virtù del mestiere che esercita: «E il ruolo del sacerdote oscilla tra vocazione e mestiere». Due i personaggi femminili fondamentali al dipanarsi della storia Milena (Chiara Causa) e Katia (Ksenija Martinovic). Direttore della fotografia è Francesco Diaz.

«Abbiamo iniziato le riprese il 5 marzo, grazie a Mirko Di Domenico, finanziatore torinese, che ha creduto nel mio progetto» sottolinea il regista nel confermare che concluderà le riprese entro il 29 marzo; poi, tempi tecnici di post produzione permettendo, il film sarà proposto ai festival di Locarno e Venezia, prima dell’uscita nelle sale.

Rifranti tornerà a Casterno nelle prossime settimane per entrare, con la sua troupe, anche nella Gèsa dal boia, l’ottocentesca chiesetta della Madonna del Carmine.

Paola Mazzullo

 

 

Il regista.

  • Si laurea a pieni voti in Lettere Moderne con indirizzo storico. Frequenta la Scuola di cinema di Milano e Ipotesi Cinema, il laboratorio creato da Ermanno Olmi.
  • Per il mediometraggio “L’attesa”(1992) vince il Fotogramma d’oro e la rivista Filmcritica lo segnala come uno dei giovani registi più promettenti del cinema indipendente italiano.
  • Per il documentario “I giorni liberi” (1998) vince il premio Miglior Giovane Autore della FEDIC (Federazione italiana dei cineclub).
  • Per “Tagliare le parti in grigio” (2007), suo primo film per il cinema, vince il Pardo come Migliore Opera Prima al 60º Festival di Locarno.